LA MIA FAVOLA

 

C’era una volta,

tanto tempo fa,

un grande regno.

E c’è davvero anche adesso.

Questo regno si chiama Universo

ed è governato da 4 fratelli,

tra loro gemelli.

E’ un luogo sconfinato,

talmente grande da chiamarlo anche,

cielo Infinito.

Questa immensità era custodita da quattro Re.

Il più vecchio era l’unico a custodirlo da mane a sera,

Ad ognuno dei fratelli dava la possibilità di conoscere tanta immensità.

Dopo molti anni fu necessario studiare astronomia, fisica e geometria,

calcolò anche la grandezza di tutti i pianeti,

le loro distanze ed infiniti metri.

Calcolò a fondo le faccende tutte

e ciò  che  c’era  al  mondo.

Di lui fare a meno non si poteva.

Si occupava di ogni uomo che credeva nei pianeti e ne calcolava il tempo necessario.

Era chiamato Primo RE,

signore del tempo, quello che fu,

ed era chiamato così anche quaggiù.

Sulla terra un altro Re voleva

fare anche lui una serra celeste,

con tante allegre feste.

Ma accorsero solo dei guasta-feste

invidiosi dei suoi bei progetti.

Il tempo si fermò, e tutto raggelò.

Quello passato, e quello presente

quello dei secoli andati

che non sono più ritornati,

e del futuro che verrà

e tante cose ci porterà.

Il Primo Re era saggio e potente

Era chiamato Re del tempo presente,

del tempo passato

e dell’oscuro futuro.

Conosceva tutti i limiti della gente

e di ogni forma di vita esistente

ma anche le lontane grandezze

e tutte le bellezze.

Tutto doveva avere la sua approvazione.

Nessuno sapeva calcolare

quel cielo infinito che lo circondava.

Il terzo Re gemello, chiamato Desto,

era RE della notte e del Buio pesto

Stava sempre in una botte buia,

grande come il cielo di notte scura.

Nello spazio sconfinato e bello

viveva questo gemello.

E così solo lui calcolava

ciò che nessuno ancora sapeva fare,

un luogo ordinato e bello

dove andava col primo fratello Re.

Amava il buio pesto

e ci stava bene,

per poter sonnecchiare, scrivere, e sognare.

E così calcolava tutto il necessario.

Sul pianeta terra l’oscurità migliora

la vita degli uomini e della natura

della flora e della fauna.

Così diceva Desto

ma nulla faceva,

il giorno lo accecava e non lo sopportava.

In quel luogo ordinato tutto era bello

Se a farlo c’era anche il fratello.

Il RE del tempo, quello che fu

e quello che ancor verrà,

lavorava nascosto nell’ombra

e felice di calcolare il valore

delle stelle più belle,

ricalcolando ciò che al buio si poteva sbagliare.

Bravo come era,

affrontava anche i calcoli di sera,

il tempo che occorreva per dormire il giusto,

i ritmi del sonno

come se fossero un orologio speciale

come quello del nonno.

Calcolava i bioritmi sulla terra

di tutti quelli che erano ammalati

e rovinati nelle loro notti brave,

di coloro che trascuravano la salute

e si stancavano.

Il RE di tutti i tempi,

degli uomini e delle cose,

cercava di far vivere più a lungo l’umanità. Studiava, sperimentava e costruiva.

Era costretto a calcolare tutto,

anche il peso, la quantità e la qualità

di tutto ciò che il terrestre usa e abusa.

RE Tempo cercava di migliorare,

calcoli alla mano, la salute trascurata.

E intanto il tempo passava.

I quattro Re erano sempre sicuri di se

e non sbagliavano mai

il quarto fratello gemello

Re luce era un po’ geloso degli altri

perché a lui spettava illuminare tutto.

E così tutti gli uomini di questo pianeta

stavano sempre al sole con lui.

Il re tempo stabili che si poteva dormire,

anche al buio, ma solo per 12 ore.

E così finalmente il re del tempo

decise di dividere in due parti le 24 ore

che formavano il giorno sul nostro pianeta:

dodici ore al sole, ma si doveva lavorare

fino a quando cominciava la notte buia.

E così potevano andare tutti a riposare.

Dodici ore illuminate e dodici ore al buio,

ed anche re tempo poteva andare sonnecchiare un po’ anche lui.

Erano tre Re molto importanti, sempre impegnati, mentre il quarto fratello giovane e bello, pensava solo a divertirsi con le stelline del firmamento.

Il re vecchio e saggio gli insegnava

come doveva spegnere e accendere

le stelline quando il sole andava a dormire.

Il Re tempo non era mai del tutto solo

perché aveva questi due gemelli

che lo aiutavano a governare tutto il cosmo,

uno era bello e giovane e l’altro era saggio

ed insieme dettavano tutte le leggi

per governare il cielo infinito.

L’universo era grande e buio,

non si capiva dove iniziava e dove finiva,

perché la sua grandezza era incommensurabile.

Il grande Re della luce era studioso degli astri e delle stelle, li scrutava e li studiava tutti.

Queste stelle erano in attesa che qualche RE si decidesse ad accenderle per splendere e illuminare  tutto il cielo.

Ma il grande Re signore del tempo non aveva fretta, lui si accontentava di essere l’unico e solo padrone delle notti cosmiche.

Così un po’ di tempo dopo decise di fare un regalo al Re della notte.

E insieme cominciarono a far esplodere tante stelline ed avere tanta luce che avrebbe schiarito anche Re notte, che era un po’ triste e stava sempre al buio.

Mentre il popolo del firmamento preferiva stare illuminato.

Non amava dormire, perché non poteva fare nulla al buio, altrimenti si inciampava in qualche stellina spenta, che veniva schiacciata.

E cadevano tutte nel mese di agosto.

Anche il Re luce dormicchiava un po’,

quando si stancava di giocare con le stelline,

in attesa che tutti e quattro i Re gemelli permettessero di accendere gli astri e le stelline, in modo che tutti i sudditi del firmamento  potessero controllare l’universo,

senza dover stare attenti

a dove mettevano i piedi.

Il vecchio Re, detto il saggio

spiegò a Re notte che solo se c’è luce

si può scoprire la bellezza dell’universo

e calcolare la misura della sua grandezza.

Ma Re Buio ovvero Re notte,

come amava farsi chiamare,

a volte dava il permesso al Re Giovane e Bello

di accendere le stelle, perché erano luminose,

e gli permettevano di studiare

anche le galassie

che passeggiavano nell’immensità.

C’era molto da lavorare

nello sconfinato firmamento

che anche gli uomini sulla terra

guardavano ed ammiravano.

Re luce era felice solo quando

le stelline esplodevano

e l’universo s’illuminava

come pure tutti gli altri pianeti esistenti,

ma sempre col permesso del Re Tempo

padrone dell’universo.

Tutto ciò creava un po’ di dissapori

tra i quattro gemelli,

così Re primo fece delle regole

per far arrivare la luce anche al pianetino

che tutti chiamavano Luna.

E’ un bel pianetino tutto bianco

su cui si rifletteva la luce anche di notte.

Re tempo studiava la velocità del satellite,

il legame con le stagioni della terra

e tante altre cose

(le maree, le fasi lunari e le gravitazioni),

sì da contribuire a rendere più fertile

tutta la natura sulla terra.

Il nostro pianeta aveva bisogno

di piogge, di sole, di ombre, di luce

e di notti buie per far dormire gli uomini,

di giorni chiari e luminosi per scaldare

tutta la natura e renderla fertile,

verdeggiante e colorata.

Re tempo suddivise il calendario

di 365 giorni dell’anno solare

in quattro parti, chiamandole stagioni

e le chiamò primavera tiepida,

estate calda,

autunno mite

e inverno freddo.

Da queste stagioni l’uomo

avrebbe avuto tutto ciò che gli serviva,

a patto che anche lui partecipasse

a rendere il pianeta Terra

sempre verdeggiante, utile

e salutare quasi come un paradiso.

Certo che gli uomini avrebbero voluto

solo le stagioni più calde,

ma il re per non farli impigrire

scelse l’inverno,

periodo in cui si sarebbe dovuto seminare

per avere frutta, verdura

ed anche un po’ di frescura

nella stagione estiva,

compresi il riposo e le vacanze,

perché troppo calore fa male alla salute.

Fecero un bel lavoro,

il signore del tempo insieme agli altri fratelli

che gli dettero una mano per illuminare

e scaldare l’estate.

E così questi quattro re gemelli stavano sempre in giro per il cielo, a controllare che tutto andasse bene.

A volte ricucivano i buchi neri

che trovavano nello spazio

altrimenti le stelline piccoline

ci cadevano dentro

e non erano più in grado di uscirne fuori

perché al buio non vedevano

dove si trovavano le scale

che portavano al cielo illuminato.

Queste piccole stelline

spesso giocavano tutte assieme,

sotto l’occhio vigile del sole.

 

E spesso le più monelle

si scontravano con l’atmosfera

del nostro pianeta terra,

generando e accendendo

il cielo di mille colori

con delle bellissime aurore boreali,

andando a sbattere incautamente

con i gas dell’atmosfera terrestre,

regalando a tutti i bimbi

un paesaggio fiabesco

fatto di disegni colorati nel cielo boreale

e in quello australe,

che presero il nome di aurore.

Nel cielo della Scandinavia

si formano effetti multicolori

che sono sempre in evoluzione,

pronte a mescolarsi di verde,

giallo, rosso, blu e viola

nel fiabesco e magico paesaggio

caro a babbo natale.

In questo magico paese,

tutti possono vedere le mille albe

multicolori nei periodi più freddi

da dicembre in poi.

È importante ricordare che

l’aurora boreale è po’ una diva,

ed è solo lei a decidere quando

è il momento giusto

per dare inizio allo spettacolo.

Ma per avere maggiori probabilità

di avvistamento delle luci del nord

sono più frequenti da fine autunno

fino a inizio primavera

e questo rese felici grandi e piccini.

 

Autrice Lucia Marolla probiotica